Il Posto dei Limoni





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mercoledì, 16 settembre 2009

R E C E N S I O N I


Un viaggio appassionante fra "Onde e fronde"

di Agostino Palloni


Simone Piazzesi, dopo la sagace raccolta poetica "Il giorno che vidi il tuo volto", torna alla letteratura per l'infanzia. Aveva infatti esordito con la favola metropolitana "Topo Oreste e la grande città" a cui questo "Onde e fronde, favole di mare e di bosco" fa idealmente seguito. Ed è davvero un piacere tornare a leggerlo.
Se in "Topo Oreste" la struttura era quella del romanzo, qui abbiamo invece un "back to basic", un ritorno alle origini della tradizione favolistica. Gli otto episodi di cui si compone "Onde e fronde", infatti, si riallacciano a quella linea che da Esopo e Fedro, passando per Perrault e La Fontaine, ha fatto la fortuna di questo genere.
Con una novità però.
I temi trattati da Piazzesi  riguardano spesso il nostro mondo, la nostra civiltà (o inciviltà?), il nostro tempo insomma. Ecco che allora compare la problematica della guerra e del disarmo, l'inquinamento e lo sfruttamento forsennato di foreste e risorse naturali, la caccia e la pesca di massa, la convivenza fra "diversi". Non è male che un bambino inizi presto a riflettere su questi temi che, volenti o nolenti, determineranno la qualità del mondo in cui si troverà a vivere.

Solo un libro per ragazzi quindi? Non proprio: anche un adulto può trovare un piacere non indifferente nel leggere queste favole che aprono scorci inaspettati sulla realtà quotidiana e sui "tipi" umani con cui magari abbiamo a che fare ogni giorno.
Il tutto scritto con quello stile sobrio, pulito, scorrevole a cui Piazzesi ci aveva già abituato col suo romanzo d'esordio.

Buona lettura, quindi. In tutti i sensi.

Per ogni curiosità sul libro e sul suo autore visitate www.simonepiazzesi.it


Postato da: wema a 17:01 | link | commenti |
recensioni

venerdì, 11 settembre 2009

Voi siete qui (Silvio Bonaventura)
di Alessandro Robecchi


Quanto girano i coglioni
a don Silvio Berlusconi
irritato dai giornali
chiama tutti i suoi sodali

Feltri, Minzo, Bonaiuti
Giulianone tra i più arguti,
hanno tutti un cervellone!
(Tutti, tranne Capezzone)

“Feltri, tu che sei gaglioffo
dài, sistemami quel Boffo!
Giulianone ti offro un pranzo
se sputtani quel D’Avanzo!”

“Normalmente la giustizia
mi procura l’itterizia,
ma stavolta – niente male –
mi rivolgo al Tribunale”

Dritto, magro, allampanato
ecco arriva l’avvocato.
Il suo nome ognun lo sa:
Eia Eia Mavalà

Dice: “Posso esser d’aiuto?”,
quello scheletro occhialuto.
“Attacchiamo i magistrati?
Parrucconi! Minorati!”

Ma lo ferma il presidente:
“Questa volta è differente.
Mi hanno messo sotto scacco?
E io passo al contrattacco”

Ore e ore di riunione
a cercar la soluzione:
tutti i modi e le maniere
per salvare il puttaniere

“Dopotutto che ho commesso?
Qualche cena e un po’ di sesso!
Tanto i conti dei festini
li pagava Tarantini!”

“Ho mentito alla nazione?
perché tanta indignazione?
Ho intrepreso quel cammino
già dai tempi di Bettino!”

Lì, davanti ai suoi amici
pensa ai tempi suoi felici,
mentre ora – paradosso! –
stanno tutti a dargli addosso

Quante storie per Noemi!
Ma ci prendono per scemi?
Se nessuno ha fatto strali,
per le leggi personali!

La Gaparri, il Lodo Alfano
Tutti colpi da caimano!
E il Pd, per tradizione,
non ha fatto opposizione.

Poveretto, è proprio affranto,
nella voce mostra il pianto.
Non sconfitto dalle lotte:
ma da tre o quattro mignotte

Com’è triste quel marpione!
Quanta commiserazione.
Lo interrompe Mavalà:
presidente, senta qua!

Gran trovata da avvocato,
senta cosa ho elaborato
Frugano nelle mutande?
Quereliamo le domande!

Che incredibile trovata,
presto!, la carta bollata!
La Repubblica vedrà
un milione ci darà

Mentre scrivon la querela
un sorriso già trapela,
ma a metà di una frasetta
fa irruzione Gianni Letta:

“Disgraziato, deficiente!
Se lo prendo, quel fetente!”
Preocupato Silvio fa:
“Calma, Letta, ma cos’ha!”

“Molti giorni ho lavorato
per avere il risultato.
Una piena assoluzione
per il tuo testosterone”

“Ma quel Feltri maledetto,
quello è un pessimo soggetto!
Oggi ha reso tutti vani
i miei sforzi vaticani!”

“Volgarmente, quale ardire
Ha attaccato l’Avvenire
L’idulgenza, vuoi vedere,
te la infili nel sedere!”

Silvio è triste e disperato
Pensa al grande elettorato:
il cattolico castiga
soprattutto per la figa!

Deficienti, ne ho abbastanza!
Guarda intorno nella stanza.
Ma tra grida, insulti e lutti
Se ne sono andati tutti

Resta solo, si deprime,
è la fine del regime.
Resta questa filastrocca
e la passione per la gnocca

Poi c’è pure una morale
pei lettori del giornale:
che soddisfazione magra,
Dongo è colpa del viagra

Postato da: solaria a 14:01 | link | commenti |
poesia ironica

lunedì, 31 agosto 2009

Postato da: solaria a 21:01 | link | commenti |
video poesia

domenica, 30 agosto 2009

Se rinascessi un'altra volta

di Vito Petrarolo

a Jorge Luis Borges


Se rinascessi un'altra volta
non cercherei la ragione lì in fondo
dove il blu e l'azzurro s'incontrano.
Se rinascessi un'altra volta
sarei meno serio,
giocherei di più sarei meno buono
andrei di più in giro cercherei di fare più errori
e di essere più imperfetto
aspetterei di meno e oserei di più
imparerei a danzare
e renderei libera la mia voce
darei più valore all'amicizia e all'amore
consacrerei di meno e userei di più…
Mio caro Jorge,
se rinascessi di nuovo
sarebbe sicuramente un'altra vita
e non so se rammenterei questi versi.
Non ho ottantacinque anni
e non ho alcun motivo di credere
che sto morendo.
E allora,
credo che per rispettare il mio programma
se rinascessi di nuovo
devo cominciare da ora
questa nuova splendida esperienza.


Postato da: solaria a 11:05 | link | commenti |
poesia introspettiva

giovedì, 27 agosto 2009

Postato da: solaria a 13:07 | link | commenti |
video poesia

martedì, 25 agosto 2009

Ride su me la primavera. Tornano
le rondini, si sa. Volano via
via le parole degli amici stolti.
Ritornano, per me, ora le antiche
parole dell'amore. In te, fanciullo,
splendono. Giuocano nei tuoi passi
incerti. Ma certa in me cammina
solitaria e tranquilla la felicità.

Sandro Penna

Postato da: solaria a 10:46 | link | commenti |
poesia damore

domenica, 23 agosto 2009

Postato da: solaria a 10:31 | link | commenti |
video poesia

domenica, 16 agosto 2009


Talor, mentre cammino per le strade

Camillo Sbarbaro


Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d'essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.

M'occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s'imprimono dolorosamente.
E conosco l'inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l'inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.

Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d'esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall'attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.

Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l'orlo
d'un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell'attimo dentro m'impauro
a vedere che gli uomini son tanti.


Postato da: solaria a 16:53 | link | commenti |
poesia introspettiva

venerdì, 14 agosto 2009

Itaca

Costantino Kavafis


Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantita` di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avra` deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

Postato da: solaria a 11:01 | link | commenti |
poesia introspettiva, poesia lirica

lunedì, 10 agosto 2009

Amo quelle madonne consumate,
le creature perse in un esilio,
talvolta a un agolo di strada
mi rattrappisce un'ombra sconosciuta.
Salve, le dico, sorella mia nel gelo!
E vado, e vado
con un tremore antico nella penna,
con un singhiozzo stretto nella mano
e so che un brivido di neve
mi bacerà la fronte.

Roberto Carifi

(da "Novembre")


Postato da: solaria a 14:50 | link | commenti |
poesia introspettiva